venerdì 16 aprile 2010

IL TEMPO DI MAHLER E' ARRIVATO


…C’è una serie di tentativi sempre meno efficaci finché egli rinuncia del tutto, in modo semplice e meraviglioso, attraverso il silenzio più che le note. Alla fine del movimento rimane solo qualche filo di ragno, uno di quei tenui fili che lo lega alla vita viene lasciato andare, e poi.. un altro filo e un altro ancora, un re bemolle maggiore e i violini che sfumano nel silenzio. Finalmente sopraggiunge l’accettazione della morte e tutto si spegne...” Leonard Bernstein

Ombre.
Grosse ombre con bacchetta incombono su chi si cimenta nell’esecuzione delle sinfonie di Mahler.
Non è la trama di un musical su Harry Potter, ma è l’inevitabile confronto che ogni direttore d’orchestra deve incorrere con maestri come Bernstein e Karajan.
Non sempre è facile, per chi recensisce, separarsi dalle loro vibranti interpretazioni.
Come non è facile, per chi esegue, sapersi distinguere da esse.
Eliahu Inbal sfida queste presenze, al Teatro La Fenice, per la seconda volta (dopo la prima nella stagione 1984-1985), completando nuovamente l’integrale mahleriano, con la Nona Sinfonia e con la Quarta, il 24 aprile, prossimo appuntamento per la stagione sinfonica dedicata al 150esimo anniversario della nascita del direttore d’orchestra di Kalischit.
Ottanta minuti di discontinui stili e caratteri: dalle tracce delle prime sinfonie (dette le"austriache") nel primo e nel secondo movimento (fanfare, marce funebri, ritmi di danza popolare, suoni e immagini del paesaggio naturale), ai motivi delle sinfonie "viennesi" nel Rondò, terzo movimento, con il “rumore” da confusione della città ed infine, nell’ Adagio conclusivo il tema del commiato finale del Das Lied von der Erde (Il canto della terra), un lungo addio fatto di silenzi e musica.
Come detto, il confronto, in un epoca, in cui certe fonti sono facilmente raggiungibili da tutti, è inevitabile. Ed è inevitabile, che Inbal, pur rimanendo uno dei migliori direttori d’orchestra odierni, come il pubblico della serata ha fatto capire a gran voce tributandogli applausi e incitazioni, ne esca provato.
Paga non solo la predominanza numerica e sonora, dei violini rispetto a viole e violoncelli, non sufficientemente controbilanciata dalle ottime esecuzioni del primo violino e della prima viola, ma anche una carente interpretazione degli archi, nei movimenti lenti, (emblematica la scena , ripetutasi due volte, di Inbal costretto a “cantare” la parte ai violini) solo in parte raggiunta negli ultimi minuti del quarto movimento.
Un piccolo incidente di percorso che non compromette l’ottima stagione, fin qui svolta, dall’orchestra e dal suo direttore artistico, nella speranza che la prossima sinfonia sia quella buona. Quella da annali di storia della musica.

Direttore Eliahu Inbal
Esecuzione Teatro La Fenice, Domenica 11 aprile 2010
Links
http://www.youtube.com/watch?v=S8YUIG3YgxQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=QYd5K_0-ae4
http://www.youtube.com/watch?v=YiYB_AyX0sk

Carlo Emilio Tortarolo

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