martedì 27 aprile 2010
To Rococo Rot @ Teatro Fondamenta Nuove - Rassegna Risonanze - 25/04/2010
Dopo una considerevole pausa, il Teatro Fondamenta Nuove di Venezia torna a battere, all'interno della rassegna Risonanze, i sentieri della sperimentazione elettronica attraverso cui in passato ci aveva fatto da guida (ricordiamo i concerti di Matmos, nel 2007, e Angel l'anno sucessivo).
Sul palco questa volta sale l'asse Dusseldorf-Berlino conosciuta come To Rococo Rot. Palindromo che è sinonimo ormai consolidato di una carriera ultradecennale fatta di eleganti sperimentazioni nell'elettronica suonata, con risultati stilisticamente accostabili a quelli dei connazionali Mouse on Mars.
"Away" apre il concerto come l'ultimo disco: incipit il cui azzeccato potenziale risente però di alcuni difetti acustici, su tutti un basso che tende ad uscire eccessivamente dal mix oscurando notevolmente l'elettronica. Basta poco però, il fonico solerte ingrana in fretta e trova un ottimo equilibrio già dal terzo brano, una "Seele" in cui caldi samples di piano sposano un approccio ritmico squisitamente glitch, in cui oculati incastri tra batteria acustica e drum machine si smarcano da certe scontatezze "di genere" anche quando la cassa si fa dritta ed i risultati più dancefloor. "Working Against Time" ne è un esempio efficace, piglio funk nelle basse ed efficaci arpeggiatori che fanno scuotere le teste come su disco si faticherebbe a sospettare.
Ma la musica dei To Rococo Rot rimane soprattutto orientata all'ascolto: elegante connubio di minimalismo e kosmitschità, dove elettronica ambientale e linee di basso vagamente wave respirano a pieni polmoni l'Oxigen jarriano.
E' Dance Music Intelligente che nulla invidia al catalogo Warp; è un abile equilibrio tra elettronica riportata all'originale stato di ricerca e musica fruibile anche prescindendo qualsiasi velleità da intellettuale.
Una psichedelia reiterativa la cui vocazione danzereccia si muove su moderati valori di bpm e le cui basi evidentemente poste su minimalismo e dilatazione non vanno mai a intaccare una coerenza e una durata fedele ai quattro minuti della forma canzone (se così si può chiamare parlando di un gruppo strumentale), avvalendosi piuttosto di un approccio da colonna sonora che li avvicina a certe composizioni post-rock.
Il resto lo fanno l'ottima esecuzione e la certosina cura dei suoni, le luci perfette ed un teatro stipato e traformato per un'ora abbondante in osservatorio interstellare.
(Alberto Casagrande)
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