
Recensione concerto Teatro degli Orrori del 29/04/2010,
Associazione culturale Interzona, Verona.
La musica italiana è ancora una volta protagonista delle serate di Interzona, associazione culturale veronese che contribuisce ad animare le serate di terra scaligera. L’attenzione dimostrata negli ultimi anni per il panorama musicale italiano, tanto emergente (per nominare solo alcuni, Le Luci della Centrale Elettrica e Offlaga Disco Pax) quanto “storico” (Massimo Volume nella scorsa stagione), è ancora una volta riconfermata da Interzona. Giovedì 29 aprile è la volta del Teatro degli Orrori, gruppo nostrano riconosciuto ormai, con accordo di critica e pubblico, come una delle formazioni più promettenti della scena musicale italiana.
Il Teatro degli Orrori nasce nel 2005 dagli ex One Dimensional Man, Pierpaolo Capovilla e Giulio Ragno Favero, a cui si uniscono il chitarrista Gionata Mirai (Super Elastic Bubble Plastic) e il batterista Francesco Valente. Come l’album d’esordio “Dell’Impero delle Tenebre”, e più di quello, il secondo lavoro, “A Sangue Freddo”, è un mix di impegno civile, cultura letteraria, enfasi teatrale in senso declamatorio, alla Carmelo Bene, che si innesta su sonorità intense che, nel passaggio tra il primo e il secondo album, virano dall’impeto noise verso un furore più propriamente rock; sullo sfondo una riflessione intensa e decisa sulla tradizione cantautoriale italiana e un uso magistrale della lingua di Dante. Il risultato è una notevole potenza espressiva che non può lasciare indifferenti.
Il Teatro degli Orrori torna in terra veronese, nella sede di Interzona, dopo un primo concerto nel 2007; concerto che, a detta degli stessi organizzatori, non fu granché per le precarie condizioni acustiche della nuova sede, sottoposta poi ad importanti lavori di insonorizzazione. Quasi una promessa e un debito nei confronti del pubblico veronese, quindi. Il concerto si apre sull’onda dei volumi altissimi caratteristici della band veneziana, con la voce di Capovilla forse un po’ sotto tono rispetto alla parte strumentale; ma il problema è presto risolto e, già dal terzo pezzo, si raggiunge un equilibrio che permette di godere le piene potenzialità performative di un gruppo ad alto tasso espressivo. La tracklist è ben costruita e presenta gran parte dell’ultimo album, intervallato da pezzi del primo, sulla comune linea di protesta e amore titanico per una vitalità senza mezze misure, perfettamente incarnata da un pezzo come “Majakovskij”. Di grande impatto “A Sangue Freddo”, title track dell’ultimo lavoro, brano dedicato al poeta e attivista politico nigeriano Ken Saro-Wiwa, e “Padre Nostro”, sicuramente due dei pezzi meglio riusciti. Notevole l’arrangiamento di “Direzioni Diverse”. Con i loro concerti, i quattro del Teatro degli Orrori vogliono contribuire a scuotere un paese “brutto e meschino”, come ricorda Pierpaolo, che sembra essere dominato da non-valori di piatta superficie, con la volontà forte di fare cultura. Il pubblico scaldato, pungolato, acceso, alla fine è trascinato dall’energia noise di pezzi come “Vita mia” e “Teresa”. La vocazione teatrale di Pierpaolo Capovilla, frontman e leader carismatico del gruppo, è ben sostenuta e accompagnata dal muro di suono orchestrato dalle chitarre di Mirai e Favero.
Se un nome può costituire un presagio e segnare un’attitudine, questo è il caso di Capovilla che, con un nome di pasoliniana memoria, non si sottrae all’impegno e non si risparmia sul palco. La performance è coinvolgente, potente, e allo stesso tempo duttile, pur su un tono che si mantiene sulfureo, cinico, declamatorio. E il pubblico di Interzona, sicuramente di solito non tra i più caldi, si è visto saltellare, spingere e farsi trasportare per oltre un’ora e mezza di concerto; e così gli intenti dichiarati della poetica artaudiana del “Teatro della Crudeltà”, da cui il nostro gruppo prende il nome, si sono infiltrati nella chiusura dell’aprile di Interzona.
Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi ad una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto. Egli deve essere ben convinto che siamo capaci di farlo gridare
Antonin Artaud, Il teatro e il suo doppio, Einaudi PBE, 1978.

4 commenti:
Bella Michela, mi è piaciuta.
voci, in corridoi, dicono che Interzona abbia ADDIRITTURA ballato ai concerti dei Mouse on Mars. Inversione di tendenza?!? Bella recensione di un bel concerto.
"piccolo" errore:favero non fa più parte del teatro..ora c'è manzan che funge da polistrumentista e un nuovo bassista!!!
accidenti.. più erroraccio che "piccolo" errore! grazie per la correzione! :)
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