
Veckatimest
- Warp 2009 -
I Grizzly Bear chiudono baracca e burattini, salutano la primordiale Yellow House (dimora della
madre di Edward Droste - voce della band -, nonché studio di registrazione per il loro primo disco, da cui questo prende titolo) e si dirigono invece verso la più sofisticata Glen Tonche house.
È infatti qui che il nuovo album prende forma: negli studi di una tenuta immersa nel verde, a nord di New York, dove i 4 possono registrare e dimenticare la noia, trovando ispirazione nei paesaggi che si svelano dietro le alte vetrate della villa.
Il risultato è Veckatimest: prati all’inglese in cui i Beach Boys sorseggiano cocktail accompagnati
da dolci pulzelle mentre gli Animal Collective siedono su una panchina, stralunati, colpiti dalle
frecce di cupido.
Ce n’è per tutti i gusti: l’allegria ondeggiante (e molto pop) di Two Weeks; la romantica ballata All We Ask (5 stelle all’elegante tocco di batteria ma zero spaccato all’irritante coro finale); la
trasognante Ready, Able, ricamata da suoni sintetici e dagli arrangiamenti degli archi di Nico
Muhly; la conclusiva malinconia di Foreground, un pianoforte e voce che rubano timidezza ad
Anthony and the Johnson.
Nonostante il missaggio finale di Gareth Jones (già collaboratore di Interpol, Liars ed Einstürzende Neubauten), il tentativo di crescita ci regala sì melodie pulite e amabili ma vuote di istinto. Lo stile è sempre quello ma questa volta i pezzi sono più studiati e i suoni, troppo equilibrati, non lasciano volontariamente spazio alla spontaneità ed alle campiture presenti nel precedente lavoro.
Come dire: il parquet pulito ed impeccabile della Glen Tonche contro le adorabili mattonelle
sbeccate della "casa gialla". Anche se impostato, l’album ci trasporta davvero su una piccola isola disabitata (per l’appunto Veckatimest) regalandoci delle cuffie che, per quasi un’ora, ci separano da tutto e tutti in compagnia di una musica piacevole.
Malgrado dunque i difetti piace, e molto.

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