
venerdì 30 aprile 2010
Caleidoscopie

Note a margine
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martedì 27 aprile 2010
To Rococo Rot @ Teatro Fondamenta Nuove - Rassegna Risonanze - 25/04/2010
Dopo una considerevole pausa, il Teatro Fondamenta Nuove di Venezia torna a battere, all'interno della rassegna Risonanze, i sentieri della sperimentazione elettronica attraverso cui in passato ci aveva fatto da guida (ricordiamo i concerti di Matmos, nel 2007, e Angel l'anno sucessivo).
Sul palco questa volta sale l'asse Dusseldorf-Berlino conosciuta come To Rococo Rot. Palindromo che è sinonimo ormai consolidato di una carriera ultradecennale fatta di eleganti sperimentazioni nell'elettronica suonata, con risultati stilisticamente accostabili a quelli dei connazionali Mouse on Mars.
"Away" apre il concerto come l'ultimo disco: incipit il cui azzeccato potenziale risente però di alcuni difetti acustici, su tutti un basso che tende ad uscire eccessivamente dal mix oscurando notevolmente l'elettronica. Basta poco però, il fonico solerte ingrana in fretta e trova un ottimo equilibrio già dal terzo brano, una "Seele" in cui caldi samples di piano sposano un approccio ritmico squisitamente glitch, in cui oculati incastri tra batteria acustica e drum machine si smarcano da certe scontatezze "di genere" anche quando la cassa si fa dritta ed i risultati più dancefloor. "Working Against Time" ne è un esempio efficace, piglio funk nelle basse ed efficaci arpeggiatori che fanno scuotere le teste come su disco si faticherebbe a sospettare.
Ma la musica dei To Rococo Rot rimane soprattutto orientata all'ascolto: elegante connubio di minimalismo e kosmitschità, dove elettronica ambientale e linee di basso vagamente wave respirano a pieni polmoni l'Oxigen jarriano.
E' Dance Music Intelligente che nulla invidia al catalogo Warp; è un abile equilibrio tra elettronica riportata all'originale stato di ricerca e musica fruibile anche prescindendo qualsiasi velleità da intellettuale.
Una psichedelia reiterativa la cui vocazione danzereccia si muove su moderati valori di bpm e le cui basi evidentemente poste su minimalismo e dilatazione non vanno mai a intaccare una coerenza e una durata fedele ai quattro minuti della forma canzone (se così si può chiamare parlando di un gruppo strumentale), avvalendosi piuttosto di un approccio da colonna sonora che li avvicina a certe composizioni post-rock.
Il resto lo fanno l'ottima esecuzione e la certosina cura dei suoni, le luci perfette ed un teatro stipato e traformato per un'ora abbondante in osservatorio interstellare.
(Alberto Casagrande)
TO ROCOCO ROT
To Rococo Rot - Speculation
Teatro Fondamenta Nuove, Venezia 25 aprile 2010
Teatro Fondamenta Nuove, Venezia 25 aprile 2010
Dopo i lunghi digiuni forzati, che inducono ormai al rachitismo il pubblico del nord est italiano amante dell’elettronica, ecco che la RISONANZE spring 2010 [rassegna di nuove musiche contemporanee] offre finalmente un pasto abbondante per tutti accogliendo sul palco i To Rococo Rot.
Il trio sembra promettere bene: Robert e Ronald Lippock (batteria e sampling), insieme con il bassista Stefan Schneider, vantano origini berlinesi (per i due fratelli) nonché dusseldorfiane (per il bassista), un decennio di carriera alle spalle, progetti paralleli (Tarwater) e l’approvazione di una critica che scova le loro radici nel krautrock di fine anni ’70.
Gli affamati escono dunque allo scoperto, il teatro è pieno e l’atmosfera verde soffusa sembra preannunciare l’arrivo di fantomatici "corrieri cosmici".
Nulla di nuovo però sembra arricchire la monotonia dei primi due pezzi sebbene, in seguito, qualcosa cominci a smuoversi grazie a ritmi più coinvolgenti, talvolta sconfinanti in melodie neworderiane e cassa dritta, e grazie anche ad alcuni campionamenti capaci di donare colore alla scala di grigio caratterizzante le basi. Piena ragione dunque al sito della Domino (loro nuova etichetta) nel quale si legge che il linguaggio del gruppo è cambiato: la qualità del passato sembra di fatti offuscata dall’uniformità che caratterizza la produzione presente tanto che, nemmeno la suggestione delle campagne dello studio di registrazione dei FAUST, in cui parte del loro ultimo lavoro prende vita, riesce a riesumarla.
Per i nostalgici ci sarebbe comunque un lieto fine, un bel ripescaggio da Veiculo, anche se le intrusioni del basso, purtroppo sgradevoli e inopportune, riescono a mortificare l’idillio.
Malgrado ciò, il livello è buono e il tutto risulta essere senza dubbio più entusiasmante di una canonica domenica veneziana. Non fosse stato per la piacevole qualità dell’audio della sala, le melodie avrebbero però reso meglio come musica di sottofondo in un qualsiasi lounge della città.
Nonostante l’entusiasmo e la sazietà generale, accelero dunque di fronte all’affollato banchetto decisa a non speculare il mio danaro in ulteriori album sempre identici a sé stessi quand’ecco che, appena varcata la soglia del teatro, nulla era cambiato: i crampi erano di nuovo tornati a farmi visita.
Chiara Arangino
ZU @ UNWOUND CLUB (PADOVA)
Ciao a tutti, dato che si era creata una piccola discussione sugli Zu pubblico la recensione del concerto visto a Padova. Perdonatemi il ritardo, spero che la troviate interessante e che sia utile per conoscere meglio questa band estremamente importante del panorama alternative italiano e internazionale.
Alberto
Trepidante è la folla che gremisce l'Unwound in questa fredda serata di metà Febbraio. Spasmodica è l'attesa, a conferma dello status di cui il trio capitolino è investito in maniera ormai consolidata. D'altronde il curriculum parla da se: un inizio legato a doppio filo con il teatro, una ventina di produzioni in poco più di dieci anni, tour mondiali, Ipecac Records, prestigiose collaborazioni ed entusiastiche pacche sulle spalle da parte di mani importanti della scena internazionale.
Prodotto da esportazione e icona di prestigio nel panorama jazz e noise-rock mondiale, il ciclone Zu ha avuto la meritata consacrazione con l'ultimo, devastante, "Carboniferous"; sintesi perfetta di un percorso tortuoso e avventato in cui imparare ad ammaestrare soluzioni sonore grantiche ed indomabili.
Sonorità coraggiose, cacofoniche eppure più che mai trasversali, capaci di farsi spazio nei timpani più diversi con estrema facilità. Qualcosa di incredibile per una musica cosi poco user-friendly.
La serata che l'Unwound propone si inserisce perfettamente all'interno della programmazione sempre attenta e coerente alla quale il club padovano ci ha felicemente abituato.In apertura gli ottimi Aucan, trio bresciano dedito a un rock matematico di forte matrice elettronica, metronomico connubio di Holy Fuck e Pivot con un'impatto sonoro a tratti -azzarderei- stoneriano. Da rivedere assolutamente in un set più lungo.
E' mezzanotte quando i Romani salgono sul palco. E' "Chtonian" ad aprire le danze, sciabole acide escono dall'ampli del basso e corrodono lo stomaco dell'ascoltatore. La ritmica è implacabile e coninvolge fin da subito in una danza primordiale ed evocativa, sconclusionata eppure capace di accendere un fuoco nel basso ventre.
Le linee sono chiare, il concerto prosegue in un'esecuzione pressochè integrale dell'ultimo album, in cui non è dato letteralmente spazio al respiro, eccezion fatta per i divertenti siparietti imbastiti dal "solito" Jacopo Battaglia (batteria). Del resto gli Zu sono anche questo: divertimento ed estremo stupore nel vedere dal vivo cosa fanno e come lo fanno.
Ma sono soprattutto abili sarti, mastri tessitori di intricate trame ritmiche mai lineari; orditi sonici tortuosi e taglienti, ricamati con mano abile e precisa al millimetro.
O, se si preferisce, spietati carnefici dalla mannaia implacabile, torturatori certosini di menti condotte minuto dopo minuto all'inevitabile spasmo.
Violenza e controllo coniugati splendidamente, con un basso distorto e iperprocessato che martella, mentre il sassofono arricciabudella di Luca Mai si contorce su se stesso in strazianti vagiti primordiali che sfiorano la nevrastenia.
Il risultato esula da qualsiasi etichetta; volendo dare ascolto al nostro umano istinto catalogativo possiamo collocarlo da qualche parte tra i Naked City e l'hardcore, con una sacrosanta devozione nei confronti della grande scuola del noise-rock americano (Melvins e Oxbow su tutti).
Un'ora abbondante di spettacolo ed ecco la chiusura, intelligentemente affidata a "Ostia", ossessivo manifesto dello Zu-ismo e piccolo anthem capace di infiammare un pubblico saturo e soddisfatto, consapevole di aver assistito a quella che senza ombra di dubbio rimane -in ambito "rock"- una delle più efferrate, moderne e ricercate performance in circolazione.
(Alberto Casagrande)
HOLY FUCK - LATIN (2010)
Ciao a tutti, segnalo la recensione che ho scritto per una webzine con cui collaboro da poco..un disco consigliatissimo e in qualche modo in tema con il concerto dei to rococo rot.
A presto!
Alberto - Note a Margine
Alberto - Note a Margine
venerdì 23 aprile 2010
Elettrofoscari from Silvio Lorusso on Vimeo.
“Elettrofoscari” nasce dall’idea di un gruppo formato da studenti e docenti dell’Ateneo veneziano.
L’iniziativa vuole promuovere con laboratori ed eventi-concerto la divulgazione della produzione musicale elettronica (genere di musica che, partendo dalla musica concreta, utilizza sia tecniche di registrazione e manipolazione dei suoni, sia tecniche di sintesi sonora e di campionamento) e contemporanea (musica di matrice "colta" composta nel XX e nel XXI secolo nata come reazione alla tradizione romantica europea del XIX secolo).
In concreto il progetto si sviluppa in due direzioni diverse ma strettamente collegate:
- Laboratorio di musica elettronica: verrà organizzato a partire dal mese di aprile ed avrà durata bimestrale a cadenza settimanale. L’obiettivo di tale attività é di permettere agli studenti partecipanti di avvicinarsi alla musica elettronica tramite lezioni didattiche e attività laboratoriali tenute da docenti.
- Concerto-evento finale: si terrà nel cortile di Ca’ Foscari centrale nel mese di giugno 2010. Si esibirà un ensemble di musicisti-studenti degli atenei veneziani creato ad hoc per l’occasione. I membri di quest’ultimo avranno il compito di preparare il repertorio con lavori di Steve Reich, Eve Beglarian, proponendo anche performance improvvisative di carattere sperimentale. Le prove, a porte aperte, dell’ensemble si terranno al teatro universitario “Poli” orientativamente a partire dal mese di aprile. Il proposito é che l’ensemble si definisca come identità stabile e duratura nell’Università per l’esecuzione del repertorio musicale contemporaneo.
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domenica 18 aprile 2010
L'INVENZIONE DELL'ARTE

... e anche della musica!
Per una riflessione generale, suggerisco la lettura di questo bellissimo libro
"L'invenzione dell'arte - una storia culturale"
di Larry Shiner
Einaudi
La ricerca storico-filosofica interpreta di solito le produzioni artistiche basandosi su una categoria assunta a priori, derivante da una concezione universalistica delle scienze figlia dell'Illuminismo. I metodi della storia dell'arte e dell'estetica sono quindi spesso applicati a epoche in cui l'idea moderna di "arte" era del tutto assente, o a luoghi in cui essa giunse solo con la colonizzazione. L'inclusione odierna di manufatti extraeuropei nei musei o il problema dei limiti reciproci tra arte e artigianato sono solo alcuni dei temi di dibattito ai quali Larry Shiner fornisce nuovi, dirimenti argomenti. La tendenza a considerare opere d'arte le tragedie di Sofocle, le cantate di Bach o i dipinti di Leonardo induce a trascurare dati importanti quali il valore politico delle rappresentazioni teatrali nell'antica Grecia, la funzione religiosa e sociale della musica, il ruolo della committenza e dei collaboratori nella pittura rinascimentale. Non si tratta di ridimensionare la qualità del lavoro degli artisti, ma di interpretare correttamente i documenti del passato: se l'apprezzamento delle loro opere si basa oggi su criteri come indipendenza e originalità, ciò non significa che fu sempre cosi. Ripercorrendo la storia dell'arte dall'antichità a oggi, Shiner mette in luce la grande variabilità dei concetti di "arte" come la diversità delle funzioni concrete attribuite a manufatti, composizioni e rappresentazioni.
venerdì 16 aprile 2010
IL TEMPO DI MAHLER E' ARRIVATO

“…C’è una serie di tentativi sempre meno efficaci finché egli rinuncia del tutto, in modo semplice e meraviglioso, attraverso il silenzio più che le note. Alla fine del movimento rimane solo qualche filo di ragno, uno di quei tenui fili che lo lega alla vita viene lasciato andare, e poi.. un altro filo e un altro ancora, un re bemolle maggiore e i violini che sfumano nel silenzio. Finalmente sopraggiunge l’accettazione della morte e tutto si spegne...” Leonard Bernstein
Ombre.
Grosse ombre con bacchetta incombono su chi si cimenta nell’esecuzione delle sinfonie di Mahler.
Non è la trama di un musical su Harry Potter, ma è l’inevitabile confronto che ogni direttore d’orchestra deve incorrere con maestri come Bernstein e Karajan.
Non sempre è facile, per chi recensisce, separarsi dalle loro vibranti interpretazioni.
Come non è facile, per chi esegue, sapersi distinguere da esse.
Eliahu Inbal sfida queste presenze, al Teatro La Fenice, per la seconda volta (dopo la prima nella stagione 1984-1985), completando nuovamente l’integrale mahleriano, con la Nona Sinfonia e con la Quarta, il 24 aprile, prossimo appuntamento per la stagione sinfonica dedicata al 150esimo anniversario della nascita del direttore d’orchestra di Kalischit.
Ottanta minuti di discontinui stili e caratteri: dalle tracce delle prime sinfonie (dette le"austriache") nel primo e nel secondo movimento (fanfare, marce funebri, ritmi di danza popolare, suoni e immagini del paesaggio naturale), ai motivi delle sinfonie "viennesi" nel Rondò, terzo movimento, con il “rumore” da confusione della città ed infine, nell’ Adagio conclusivo il tema del commiato finale del Das Lied von der Erde (Il canto della terra), un lungo addio fatto di silenzi e musica.
Come detto, il confronto, in un epoca, in cui certe fonti sono facilmente raggiungibili da tutti, è inevitabile. Ed è inevitabile, che Inbal, pur rimanendo uno dei migliori direttori d’orchestra odierni, come il pubblico della serata ha fatto capire a gran voce tributandogli applausi e incitazioni, ne esca provato.
Paga non solo la predominanza numerica e sonora, dei violini rispetto a viole e violoncelli, non sufficientemente controbilanciata dalle ottime esecuzioni del primo violino e della prima viola, ma anche una carente interpretazione degli archi, nei movimenti lenti, (emblematica la scena , ripetutasi due volte, di Inbal costretto a “cantare” la parte ai violini) solo in parte raggiunta negli ultimi minuti del quarto movimento.
Un piccolo incidente di percorso che non compromette l’ottima stagione, fin qui svolta, dall’orchestra e dal suo direttore artistico, nella speranza che la prossima sinfonia sia quella buona. Quella da annali di storia della musica.
Direttore Eliahu Inbal
Esecuzione Teatro La Fenice, Domenica 11 aprile 2010
Links
http://www.youtube.com/watch?v=S8YUIG3YgxQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=QYd5K_0-ae4
http://www.youtube.com/watch?v=YiYB_AyX0sk
Carlo Emilio Tortarolo
Ombre.
Grosse ombre con bacchetta incombono su chi si cimenta nell’esecuzione delle sinfonie di Mahler.
Non è la trama di un musical su Harry Potter, ma è l’inevitabile confronto che ogni direttore d’orchestra deve incorrere con maestri come Bernstein e Karajan.
Non sempre è facile, per chi recensisce, separarsi dalle loro vibranti interpretazioni.
Come non è facile, per chi esegue, sapersi distinguere da esse.
Eliahu Inbal sfida queste presenze, al Teatro La Fenice, per la seconda volta (dopo la prima nella stagione 1984-1985), completando nuovamente l’integrale mahleriano, con la Nona Sinfonia e con la Quarta, il 24 aprile, prossimo appuntamento per la stagione sinfonica dedicata al 150esimo anniversario della nascita del direttore d’orchestra di Kalischit.
Ottanta minuti di discontinui stili e caratteri: dalle tracce delle prime sinfonie (dette le"austriache") nel primo e nel secondo movimento (fanfare, marce funebri, ritmi di danza popolare, suoni e immagini del paesaggio naturale), ai motivi delle sinfonie "viennesi" nel Rondò, terzo movimento, con il “rumore” da confusione della città ed infine, nell’ Adagio conclusivo il tema del commiato finale del Das Lied von der Erde (Il canto della terra), un lungo addio fatto di silenzi e musica.
Come detto, il confronto, in un epoca, in cui certe fonti sono facilmente raggiungibili da tutti, è inevitabile. Ed è inevitabile, che Inbal, pur rimanendo uno dei migliori direttori d’orchestra odierni, come il pubblico della serata ha fatto capire a gran voce tributandogli applausi e incitazioni, ne esca provato.
Paga non solo la predominanza numerica e sonora, dei violini rispetto a viole e violoncelli, non sufficientemente controbilanciata dalle ottime esecuzioni del primo violino e della prima viola, ma anche una carente interpretazione degli archi, nei movimenti lenti, (emblematica la scena , ripetutasi due volte, di Inbal costretto a “cantare” la parte ai violini) solo in parte raggiunta negli ultimi minuti del quarto movimento.
Un piccolo incidente di percorso che non compromette l’ottima stagione, fin qui svolta, dall’orchestra e dal suo direttore artistico, nella speranza che la prossima sinfonia sia quella buona. Quella da annali di storia della musica.
Direttore Eliahu Inbal
Esecuzione Teatro La Fenice, Domenica 11 aprile 2010
Links
http://www.youtube.com/watch?v=S8YUIG3YgxQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=QYd5K_0-ae4
http://www.youtube.com/watch?v=YiYB_AyX0sk
Carlo Emilio Tortarolo
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VENEZIA ROMANTIQUE
Giovedì 15 aprile si è aperto il festival "Il pianoforte romantico", organizzato dal neonato "Palazzetto Bru Zane - Centre de musique romantique francaise".
Sita a due passi dalla Scuola grande di S. Giovanni evangelista, la Fondation Bru ospiterà un ciclo di nove concerti cameristici, il primo dei quali ha visto sul palco il quartetto Modigliani (Prix révélation de la critique 2009 in Francia) e il giovane pianista Jean-Frédéric Neuburger. Coerentemente colle finalità dell'istituzione, volta a promuovere l'Ottocento francese, il raro
quintetto per pianoforte e archi op.51 di Florent Schmitt (1870 -1958) è risuonato nel salone tardo-secentesco alle 20.30.
Se il nocciolo della stagione è costituito da recitals pianistici (e fortepianistici, con la promessa Schoonderwoerd il 24 aprile), suscitano grande attesa anche i due appuntamenti sinfonici del 17 aprile e del 14 maggio, entrambi alla Scuola grande di San Rocco. Per il primo, Francois-Xavier Roth si esibirà coll'orchestra da lui fondata Les Siécles in un florilegio di autori francesi negletti, per il secondo la Sinfonia Varsovia eseguirà musiche di Gounod e Hérold. Bon Ecoute!
info: http://www.bru-zane.com/it-calendar.html
biglietti: 5 euro per i possessori della Giovani Card del Comune di Venezia
Francesco Gelati
Sita a due passi dalla Scuola grande di S. Giovanni evangelista, la Fondation Bru ospiterà un ciclo di nove concerti cameristici, il primo dei quali ha visto sul palco il quartetto Modigliani (Prix révélation de la critique 2009 in Francia) e il giovane pianista Jean-Frédéric Neuburger. Coerentemente colle finalità dell'istituzione, volta a promuovere l'Ottocento francese, il raro
quintetto per pianoforte e archi op.51 di Florent Schmitt (1870 -1958) è risuonato nel salone tardo-secentesco alle 20.30.
Se il nocciolo della stagione è costituito da recitals pianistici (e fortepianistici, con la promessa Schoonderwoerd il 24 aprile), suscitano grande attesa anche i due appuntamenti sinfonici del 17 aprile e del 14 maggio, entrambi alla Scuola grande di San Rocco. Per il primo, Francois-Xavier Roth si esibirà coll'orchestra da lui fondata Les Siécles in un florilegio di autori francesi negletti, per il secondo la Sinfonia Varsovia eseguirà musiche di Gounod e Hérold. Bon Ecoute!
info: http://www.bru-zane.com/it-calendar.html
biglietti: 5 euro per i possessori della Giovani Card del Comune di Venezia
Francesco Gelati
giovedì 8 aprile 2010
Il TFN Channel è on-line
Sei rimasto a casa perchè avevi la febbre? Sei rimasto fuori perchè era sold out? Nostalgia di un concerto? Seguici su TFNchannel, il canale youtube di Teatro Fondamenta Nuove!
http://www.youtube.com/watch?v=cw8R8Gt6Fzk
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