martedì 27 aprile 2010

TO ROCOCO ROT


To Rococo Rot - Speculation
Teatro Fondamenta Nuove, Venezia 25 aprile 2010


Dopo i lunghi digiuni forzati, che inducono ormai al rachitismo il pubblico del nord est italiano amante dell’elettronica, ecco che la RISONANZE spring 2010 [rassegna di nuove musiche contemporanee] offre finalmente un pasto abbondante per tutti accogliendo sul palco i To Rococo Rot.

Il trio sembra promettere bene: Robert e Ronald Lippock (batteria e sampling), insieme con il bassista Stefan Schneider, vantano origini berlinesi (per i due fratelli) nonché dusseldorfiane (per il bassista), un decennio di carriera alle spalle, progetti paralleli (Tarwater) e l’approvazione di una critica che scova le loro radici nel krautrock di fine anni ’70.
Gli affamati escono dunque allo scoperto, il teatro è pieno e l’atmosfera verde soffusa sembra preannunciare l’arrivo di fantomatici "corrieri cosmici".

Nulla di nuovo però sembra arricchire la monotonia dei primi due pezzi sebbene, in seguito, qualcosa cominci a smuoversi grazie a ritmi più coinvolgenti, talvolta sconfinanti in melodie neworderiane e cassa dritta, e grazie anche ad alcuni campionamenti capaci di donare colore alla scala di grigio caratterizzante le basi. Piena ragione dunque al sito della Domino (loro nuova etichetta) nel quale si legge che il linguaggio del gruppo è cambiato: la qualità del passato sembra di fatti offuscata dall’uniformità che caratterizza la produzione presente tanto che, nemmeno la suggestione delle campagne dello studio di registrazione dei FAUST, in cui parte del loro ultimo lavoro prende vita, riesce a riesumarla.

Per i nostalgici ci sarebbe comunque un lieto fine, un bel ripescaggio da Veiculo, anche se le intrusioni del basso, purtroppo sgradevoli e inopportune, riescono a mortificare l’idillio.
Malgrado ciò, il livello è buono e il tutto risulta essere senza dubbio più entusiasmante di una canonica domenica veneziana. Non fosse stato per la piacevole qualità dell’audio della sala, le melodie avrebbero però reso meglio come musica di sottofondo in un qualsiasi lounge della città.
Nonostante l’entusiasmo e la sazietà generale, accelero dunque di fronte all’affollato banchetto decisa a non speculare il mio danaro in ulteriori album sempre identici a sé stessi quand’ecco che, appena varcata la soglia del teatro, nulla era cambiato: i crampi erano di nuovo tornati a farmi visita.

Chiara Arangino

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