
Nuvola di pece.
Raining Blood degli Slayer.
Due archetti (e si è capito dopo il pezzo degli Slayer il perché di questa bigamia strumentale, visto l’enorme numero di crini caduti nell’enfasi del pezzo).
Capacità di mettersi alla prova
Se esisteva ancora qualche regola che impediva ad un violoncellista di suonare Jimi Hendrix o Trash Metal, è stata riscritta venerdì 16 all’auditorium Candiani.
Nel quarto e più acclamato evento, ultimo della rassegna “All You Need is X-Music” creata e promossa dai giovani, nel 2010, con l’aiuto dell’associazione Amici della Musica di Mestre, si è esibito uno fra i più bravi violoncellisti e uno dei migliori compositori contemporanei a livello internazionale, Giovanni Sollima.
Gli elementi di un successo già scritto?
Tutto esaurito da un mese, tutte le fasce d’età presenti in sala. Un concerto che non è solo musica ma anche spettacolo (da un’interpretazione di Halleluja con un appendiabiti alle sue composizioni “Natural Songbook” eseguite in movimento in mezzo al pubblico) e infine grande capacità musicale guidata da uno sguardo personale e rigoroso.
Non solo come suono o interpretazione, ma anche, come e per, sapienza e ricerca.
Come l’unire una Folia del ‘700 con Angel di Jimi Hendrix o prendere un repertorio classico sconosciuto che solo le parole dell’esecutore ci avrebbe fatto individuare come barocco, viste l’enorme modernità dei brani.
Non sono mancati i brani composti da Sollima stesso come “Concerto Rotondo”, pezzo in eterno aggiornamento (secondo il musicista arrivato alla versione 2.7) suonato ormai in ogni modo (dal violoncello di ghiaccio alla versione polistrumentale) né brani moderni, come My Girl dei Nirvana o Come Togheter dei Beatles.
Un viaggio musicale guidato dall’anima e dall’istinto e con la musica in ogni angolo della sua anima e del suo corpo. Un viaggio percettivo fortemente sentito.
Menzione merita anche la scenografia del palco. Ad accompagnare, infatti, sul palco il musicista palermitano due sedie posizionate una di fronte all’altra ai poli opposti (utili come punto di arrivo di alcune passeggiate musicali di Sollima) e infine due elefanti e una conchiglia, che successivamente lo stesso Sollima ha spiegato essere una propiziatoria compagnia lasciata dalla figlia nei momenti precedenti l’inizio dello spettacolo.
Il pubblico ha reagito benissimo, di volta in volta turbato o sorpreso, messo alla prova da questo gioco inventivo di nuove connessioni e relazioni, rivisitazioni e atemporalità.

Nessun commento:
Posta un commento